Uno scenario allarmante

Precari Amazon: “Dormiamo nei camper e in terra nei sacchi a pelo”

Pur di non rinunciare al lavoro (precario) ci sono staffette in tutta Italia per condividere un passaggio in auto, co-abitazioni, e anche alloggi di fortuna.

Precari Amazon: “Dormiamo nei camper e in terra nei sacchi a pelo”
Cronaca Rovigo, 10 Dicembre 2020 ore 17:35

Lavoratori costretti, per la paga ridotta, a trovare “alloggi” di fortuna, a dormire in terra nei sacchi a pelo, o nei camper nel parcheggio del magazzino di Rovigo. A tenere accesi i riflettori sulla vicenda è la Cgil di Rovigo che ha chiesto tavoli di confronto istituzionali per dare risposte concrete a dinamiche ritenute “insostenibili”.

Dormono nei camper e in terra nei sacchi a pelo, l'agonia dei lavoratori precari Amazon

 

Amazon e i lavoratori precari, un quadro allarmante

Quando il lavoro diventa un’esigenza irrinunciabile, si è disposti a tutto pur di non rinunciare allo stipendio. E se la paga non permette di pagare un canone di locazione per un appartamento? Allora è dura. Ed è quello che sta accadendo, ormai da settembre – data di apertura dell’hub Amazon in provincia di Rovigo – a tantissimi lavoratori impiegati nel colosso statunitense.

Tra gli ormai 900 impiegati nel magazzino situato a 20 km da Rovigo, infatti, ci sono persone che le stanno studiando tutte. A sollevare il caso è stata una coppia di lavoratori, costretti a dormire in camper nel parcheggio della ditta, proprio per l’impossibilità (con il contratto somministrato) di pagare un affitto.

Ma le storie simili veicolate anche grazie ai sindacati sono tantissime. E tutte preoccupanti. Basti pensare che il sindaco di uno dei due Comuni a cavallo dell’hub, ha dovuto nei mesi scorsi, chiudere un piazzale di sosta per camperisti che nel frattempo si era trasformato in una sorta di accampamento per i dipendenti.

Hub Amazon, un “paese” tra due Comuni

A monte di tutto c’è il trattamento economico somministrato ai quasi 900 dipendenti attualmente impiegati in azienda.

“All’apertura del magazzino sono stati assunti con contratti a tempo indeterminato circa 100 lavoratori – ha spiegato Pieralberto Colombo, segretario generale della Cgil di Rovigo – Ma queste erano tutte figure con profili medio alti e con responsabilità, seppur magari limitate, di dirigenza. Il problema è insorto quando sono iniziati ad arrivare quelli che un tempo chiamavamo operai”.

In poche settimane, infatti, l’hub si è letteralmente riempito, anche per dover far fronte a eventi di rilievo come il Black Friday e le festività natalizie.

“Da 100, 150 figure si è passati alle attuali 900 – ha continuato Colombo – Ma tutti questi soggetti hanno contratto precari da uno a tre mesi. Contratti part-time, che prevedono un monte di 16 ore, gestibili dall’azienda a proprio piacimento”.

Il numero incredibile di dipendenti può anche non fare particolarmente impressione se preso fuori dal contesto.

Ma i paesi che “si contendono” l’hub Amazon, contano più o meno lo stesso numero di abitanti. E questo non è affatto un dato da ignorare.

“La presenza dell’azienda sta avendo delle ripercussioni anche sociali – ha proseguito Colombo – Noi come Cgil abbiamo più volte chiesto che si istituissero dei tavoli di confronto con le istituzioni, per fare in modo che Amazon, in qualche modo, collabori con il territorio, offrendo soluzioni alle criticità che crea”.

Emergenza abitativa

C’è infatti un tema di emergenza abitativa. I lavoratori, anche se volessero, non troverebbero appartamenti in zona. E l’azienda secondo il sindacato potrebbe farsi carico, per esempio, di qualche iniziativa di co-housing. Ma c’è di più.

“Vorremmo avviare un dialogo con i vertici aziendali anche per capire quali siano le misure attuate per rispettare le norme anti-Covid – ha dichiarato Colombo – Perché è evidente che con gli attuali 900 lavoratori, le regole devono essere rispettate al massimo.

E poi c’è un altro tema. Dando voce ai tanti lavoratori che si sono rivolti ai sindacati ma che hanno timori a esporsi, c’è il discorso legato a ritmi e qualità del lavoro. L’azienda dovrebbe spiegare quando e come intende procedere alla stabilizzazione dei contratti di lavoro attualmente in essere”.

I lavoratori, dal canto loro, oltre a trovare accampamenti di fortuna (c’è anche chi nel mese di settembre ha dormito sotto i portici di fianco al Comune più vicino al magazzino, ottenendo, fortunatamente, solidarietà da commercianti e cittadini), si sono organizzati con un “servizio” di passaggi in auto. Ci sono veri e propri gruppi Facebook e WhatsApp per organizzare trasferte un po’ da tutta Italia. Perché i lavoratori arrivano anche da regioni del Sud.

I trasporti pubblici locali, infatti, non riescono a far fronte alle esigenze dei lavoratori. E questo aspetto ha delle evidenti ricadute sia sui dipendenti (che in qualche modo devono organizzarsi), che per i residenti, che si trovano in un certo senso con gli autobus praticamente utilizzati unicamente dai dipendenti Amazon.

Sotto i riflettori dei sindacati, infine, oltre ai contratti precari, ci sarebbero anche i turni di lavoro. Per alcuni “massacranti”.

“Alcune giornate sono insostenibili – ha concluso – C’è chi in una giornata di lavoro percorre 18 chilometri spingendo le gabbie piene di pacchi. Insomma, molti non reggono e mollano prima della fine del contratto. Occorre una discussione anche a livello nazionale su questo tipo di occupazione”.

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