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Violenta rapina in casa nel cuore di Rovigo: il video della coppia di malviventi in fuga

I fatti risalgono al febbraio 2022 in un'abitazione di piazza Merlin. Alla vittima, una 30enne, era stata spruzzata un’intera bomboletta di spray urticante

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Rapina in abitazione nel cuore di Rovigo: arrestata una coppia.

Violenta rapina in casa nel cuore di Rovigo: il video della coppia di malviventi in fuga

La Polizia di Stato, all’esito di un’intensa attività investigativa, ha dato esecuzione a due mandati di arresto europeo emessi, su richiesta della Procura della Repubblica di Rovigo, nei confronti di una coppia all’epoca dei fatti residente in questa Provincia, gravemente indiziata di aver commesso, nel febbraio dell’anno scorso, una rapina in abitazione in questa Piazza Merlin.

In particolare, i fatti risalgono al 12 febbraio 2022, quando giungeva alla Sala Operativa della locale Questura una richiesta di soccorso da parte di una donna che riferiva di essere stata rapinata.

Sul posto giungevano rapidamente gli Agenti della Squadra Volante che, cogliendo sin da subito la particolare efferatezza del reato, allertavano la Squadra Mobile che avviavano nell’immediatezza l’attività investigativa, d’intesa con la Procura della Repubblica di Rovigo.

La vittima, una donna trentenne di origine romene, in evidente stato di shock, riferiva di essere stata avvicinata da una coppia giovane, che, ottenuta la sua fiducia, si era presentata innanzi la porta di casa, un appartamento sito in questa Piazza Merlin. Non appena la donna apriva la porta della sua abitazione, le veniva spruzzata un’intera bomboletta di spray urticante, per poi essere aggredita fisicamente dall’uomo che dopo averla colpita con calci e pugni in volto, vista la resistenza della vittima, decideva di immobilizzarla con delle fascette.

Nel frattempo, la donna della coppia di rapinatori, saccheggiava l’intero appartamento, impossessandosi di tutti i monili in oro presenti, strappandole anche dal polso un rolex del valore di circa 60.000 euro. Terminato l’atto predatorio, i due malviventi, facevano perdere le proprie tracce fuggendo tra le strade di questo centro cittadino.

Considerata la gravità dell’accaduto, la scena del crimine intrisa del sangue della vittima e teatro certo di un’agitata colluttazione, gli investigatori coinvolgevano per un più approfondito sopralluogo gli operatori del locale Gabinetto Provinciale di Polizia Scientifica. Nel corso dei rilievi, le operatrici della Polizia Scientifica provvedevano, tra l’altro, a ricercare materiale biologico dei rapinatori eventualmente presente sul corpo della vittima.

La donna, prima di essere trasportata in ospedale per le cure del caso, forniva un’approssimativa descrizione dei rapinatori, indicandone l’accento e l’utenza dalla quale era stata contattata poco prima dell’incontro dalla donna coinvolta nella rapina.
La prima pista investigativa a essere stata percorsa è stata proprio quella dell’utenza che, sebbene non risolutiva in quanto intestata a una donna associata alla casa circondariale di Bolzano, ha consentito di focalizzare l’attenzione sulla famiglia dell’intestataria dell’utenza e sulla sua cerchia di conoscenze.

Dopo una prima attività di profiling, si riusciva a isolare in provincia una coppia, con precedenti controlli del territorio insieme all’intestataria della summenzionata utenza le cui caratteristiche fisiche e precedenti specifici risultavano fortemente indizianti. Individuati i due, il prosieguo delle indagini si è concentrato sulla ricerca di prove che potessero avvalorare l’intuito dei poliziotti, condiviso dalla Procura della Repubblica di Rovigo.

Innanzitutto, lo studio approfondito della videosorveglianza cittadina ha consentito di individuare il doppio passaggio dell’autovettura a loro in uso poco prima della rapina nei pressi dell’abitazione divenuta scena del crimine. Veniva quindi avviata una copiosa attività tecnica, i cui elementi progressivamente acquisiti, hanno determinato la Procura della Repubblica di Rovigo ad emettere un decreto di perquisizione personale e locale a carico degli indagati e l’acquisizione del DNA degli stessi, onde poterlo raffrontare con quello eventualmente presente sulla scena del crimine. L’analisi del DNA restituiva esito positivo.

Acquisiti quindi gravi indizi di colpevolezza, la Procura di Rovigo richiedeva per entrambi il carcere, ottenendo dal Gip la misura della custodia cautelare in carcere per lui e degli arresti domiciliari per lei. Tuttavia, all’atto dell’esecuzione, la coppia con l’intero nucleo familiare, probabilmente temendo l’adozione di misure restrittive a loro carico, è risultata irreperibile sul territorio nazionale.

In considerazione di questo ulteriore sviluppo la Procura della Repubblica richiedeva e otteneva l’aggravamento della misura cautelare a carico della donna, tramutata anche per lei in quella della custodia cautelare in carcere, e su indicazioni della Polizia giudiziaria richiedeva l’emissione del mandato di arresto europeo per entrambi (MAE).

La perseveranza degli investigatori, sempre attenti a monitorare i familiari rimasti in Italia, ha progressivamente consentito di acquisire elementi sempre più concordanti in merito alla presenza dei target in territorio francese, determinando la Procura della Repubblica di Rovigo a emettere un O.E.I. (ordine di indagine europeo). La Procura della Repubblica di Rovigo, ha quindi immediatamente avviato i contatti con l’Autorità giudiziaria francese facendo avviare un’attività di intercettazione telefonica da parte della Polizia Francese. Tale attività nel giro di pochi giorni ha consentito l’individuazione e la cattura dei due rapinatori grazie al preziosissimo operato della B.R.I. (Brigade de Recherche et d’Intervention).

L’uomo, nelle more della decisione sulla consegna alle autorità italiane da parte della magistratura francese, è stato immediatamente associato nella casa circondariale di Tolosa, mentre la donna sottoposta all’ obbligo di firma in Francia. Successivamente, i presunti rapinatori sono stati consegnati alle autorità italiane. Giunti in Italia, a Fiumicino, lui è stato associato presso il carcere “REGINA COELI” di Roma e la donna alla Casa Circondariale femminile di “G. STEFANINI –REBIBBIA” di Roma, per poi essere trasferiti rispettivamente nella  locale Casa Circondariale, e nella Sezione femminile della Casa Circondariale di Verona Montorio a disposizione dell’autorità Giudiziaria rodigina.

Giova precisare che sino a condanna definitiva, permane la presunzione di innocenza e pertanto l’attività svolta sinora ha consentito di costruire una solida base indiziaria utile a sostenere l’accusa in giudizio e a giustificare l’adozione, nel mentre, delle riferite misure cautelari apparse fondamentali soprattutto in considerazione -tra le altre esigenze cautelari- del conclamato pericolo di fuga.

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