Guardia di Finanza

Tre indagati per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, sequestrati beni per 800mila euro

Si tratta di tre soggetti residenti a Rovigo e appartenenti allo stesso nucleo familiare: avevano messo in piedi un sistema illecito per proseguire la loro attività senza pagare le imposte

Tre indagati per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, sequestrati beni per 800mila euro

La Procura della Repubblica di Rovigo, in collaborazione con il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, ha eseguito, mercoledì 21 gennaio 2026, un’ordinanza di sequestro preventivo, diretto e per equivalente, per un valore complessivo di circa 800 mila euro. Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Rovigo, è finalizzato alla confisca del prezzo e del profitto dei reati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.

Tre indagati

La misura cautelare reale riguarda tre soggetti residenti a Rovigo, appartenenti allo stesso nucleo familiare e attivi come amministratori di diritto o di fatto di numerose società:

  • C.E. (classe 1965)
  • B.C. (classe 1970)
  • C.M. (classe 2000)

Tutti sono indagati, in ipotesi accusatoria, per concorso in bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio nell’ambito di un articolato sistema societario.

 

Perquisizioni

Contestualmente al sequestro, la Procura ha disposto perquisizioni personali e locali nei confronti degli indagati. Le attività, delegate alla Guardia di Finanza di Rovigo, hanno visto l’impiego di sei pattuglie e di un’unità cinofila cash dog del Gruppo di Tessera, con interventi in abitazioni private e studi di consulenza aziendale in provincia di Rovigo.

Sequestro

L’origine dell’inchiesta

L’indagine nasce dalla richiesta di liquidazione giudiziale avanzata dalla Procura nei confronti di due S.r.l. rodigine operanti nel settore dell’elaborazione contabile e della consulenza aziendale, gravate da ingenti debiti fiscali per il mancato pagamento delle imposte.

Il presunto sistema illecito

Secondo la ricostruzione investigativa, i tre professionisti avrebbero messo in atto un modus operandi strutturato per proseguire l’attività economica evitando il pagamento delle imposte. Il sistema prevedeva:

  • la creazione di bad company su cui far confluire i debiti verso l’Erario;
  • la cessione fittizia di quote societarie e il trasferimento delle sedi legali a Roma;
  • la costituzione di un gruppo di oltre 30 società attive nei settori contabile, consulenziale e immobiliare.

Le società coinvolte avrebbero accumulato debiti verso l’Erario per circa 11 milioni di euro. Parallelamente, gli indagati avrebbero mantenuto un tenore di vita elevato, con noleggio di auto di grossa cilindrata, utilizzo di carte aziendali e acquisto di beni di lusso a carico delle società.

Guardia di Finanza

In base all’ipotesi accusatoria, i trasferimenti delle sedi e le manovre societarie sarebbero stati finalizzati a:

  • ridurre il rischio di controlli fiscali;
  • sfruttare le norme del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza per evitare la dichiarazione di liquidazione giudiziale;
  • ostacolare l’emersione delle responsabilità penali per bancarotta.

Cosa è stato sequestrato

Le Fiamme Gialle hanno ricostruito i flussi illeciti attraverso segnalazioni di operazioni sospette, accertamenti bancari, attività di osservazione e pedinamento, oltre a sequestri e acquisizioni documentali disposti dalla Procura. Al termine delle operazioni sono stati sottoposti a vincolo cautelare:

  • orologi e beni di lusso;
  • una villa con piscina all’Isola di Albarella;
  • disponibilità finanziarie su conti bancari e rapporti economici.
Intervento delle Fiamme Gialle

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Come precisato dalla Procura di Rovigo, la responsabilità penale degli indagati potrà essere accertata solo con sentenza definitiva, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.