Strade avvelenate

Strade avvelenate, la Rete dei comitati polesani: “Tenere alta l’attenzione”

Le indagini si sono concluse con il rinvio a giudizio di tre persone.

Strade avvelenate, la Rete dei comitati polesani: “Tenere alta l’attenzione”
Rovigo, 14 Febbraio 2020 ore 11:48

Strade avvelenate, la Rete dei comitati polesani: “Tenere alta l’attenzione”.

Strade avvelenate: 3 rinvii a giudizio

“Si sono concluse le indagini, con il rinvio a giudizio di tre persone, relative alla vicenda sull’uso di materiale nocivo potenzialmente pericoloso per la realizzazione di sottofondo per strade interpoderali in oltre 100 Comuni tra Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. Di questi Comuni ben 21 sono in provincia di Rovigo: Arquà Polesine, Badia Polesine, Bergantino, Calto, Canaro, Canda, Castelguglielmo, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Gaiba, Giacciano con Baruchella, Melara, Occhiobello, Pincara, Salara, San Martino di Venezze, Stienta, Trecenta, Villadose”, così la Rete dei Comitati Polesani sulla vicenda delle “strade al veleno”.

I comitati polesani: “Non voltarsi dall’altra parte”

“Le centinaia di migliaia di tonnellate di materiale interrate negli anni, pare per evitare i costi di smaltimento per i rifiuti speciali, che vanno dal 2013 al 2016 si inseriscono nel più ampio scenario che vede il territorio polesano già ampiamente abusato per lo spargimento di fanghi et similia. Rifiuti speciali che avrebbero anche sforato i valori limite per diversi metalli pesanti come rame, piombo, nichel e cromo, metalli pericolosi per la salute umana. Diversi dei succitati Comuni unitamente alla Provincia di Rovigo hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo per ottenere quantomeno un risarcimento minimo dei danni subiti, altri sembrano, al momento, non aver aderito. Ovviamente sappiamo che le motivazioni che portano a tale scelta sono differenti da una amministrazione all’altra: chi ha trovato col privato coinvolto accordi diretti per la bonifica, chi non è coinvolto perché i lavori previsti non sono poi stati realizzati, ma quello che auspichiamo è che ogni amministrazione abbia agito con senso di responsabilità nel difendere salute e interessi dei propri amministrati. Come Rete dei Comitati Polesani sappiamo bene che nulla potrà davvero ripristinare le condizioni naturali dei terreni,  ma un possibile risarcimento economico può dare una mano in tal senso aiutando a contenere eventuali danni ambientali e rischi per la salute. La vicenda è comunque l’ennesima sottolineatura della condizione grave in cui versa il territorio polesano e di come sia urgente dotare le istituzioni locali di strumenti adeguati al controllo e alla prevenzione di tali fenomeni. Urge far fronte comune nell’interesse collettivo, sia chiaro: nessuno si salva da solo o voltandosi dall’altra parte”.

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