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Le proteste

Il Senato dà l'ok alle trivelle nell'alto Adriatico: ma il popolo del Polesine non ci sta

La situazione è decisamente delicata. Gli oppositori sono sulle barricate. Come andrà a finire?

Il Senato dà l'ok alle trivelle nell'alto Adriatico: ma il popolo del Polesine non ci sta
Attualità Rovigo, 28 Dicembre 2022 ore 11:46

Continua l'opposizione di parte della popolazione alle trivellazioni al largo della costa Adriatica per l'estrazione del gas metano. Dopo il "sì" del Senato a procedere, nel delta del Po si è sollevato un coro di "no". E le proteste degli abitanti del Polesine sono sempre più insistenti. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa sta "succedendo".

Continua l'opposizione alle trivellazioni nel Polesine

A distanza di quasi 50 anni dallo stop alle attività dei pozzi di estrazione di metano nei territori del Polesine, la terra continua a subire gli effetti della subsidenza, cioè un lento e progressivo sprofondamento del fondale marino. Il terreno è arrivato ad abbassarsi fino a 3,5 metri. E su questo fenomeno c'è grande preoccupazione.

Tanto che anche il Governatore del Veneto, Luca Zaia, di recente aveva posto l'accento proprio su questo argomento in occasione del dibattito sulla ripresa delle attività di estrazione. Il presidente della Regione aveva chiesto "garanzie" da parte di esperti prima dell'eventuale via libera.

Dopo il "sì" del Senato a procedere con le trivellazioni, nel delta del Po si è sollevato un coro di "no" portato avanti dal Comitato Polesine No Trivelle, costituito all'inizio di dicembre 2022.

La prima manifestazione

Dopo la prima manifestazione organizzata a Rovigo il 19 dicembre 2022, i "militanti" sono riusciti ad ottenere un incontro in Prefettura. Hanno così potuto consegnare al Prefetto di Rovigo, Clemente di Nuzzo, un documento contenente le motivazioni a sostegno del No Trivelle.

Una protesta a cui hanno preso parte oltre ai comitati anche il WWF, Italia Nostra, Unione popolare e la Cia.

Dal decreto legge alla "frattura"

Il via libera del Consiglio dei ministri era arrivato già tra il 10 e l'11 dicembre. In tarda serata. Nel decreto aiuti "quater", infatti, c'era anche la "famigerata" norma che mette il Veneto decisamente sotto i riflettori. Si tratta della norma per le nuove trivellazioni in alto Adriatico. E con il sì del Senato, diciamo che il "dado è tratto"... Ma la proposta è una sorta di frattura.

Non solo nel terreno che, come detto, è già segnato dalla subsidenza. La decisione del Governo, infatti, ha provocato una serie di levate di scudi. Anche interni allo schieramento politico che di fatto è nella maggioranza. Primo oppositore dell'iniziativa è stato il Governatore Zaia, mai davvero entusiasta della proposta.

E a lui aveva fatto eco il voto all'unanimità nel piccolo emiciclo del Comune di Porto Tolle: all'ordine del giorno urgente per dire "no" alle trivelle, tutti i consiglieri, la Giunta e la minoranza, avevano votato in modo compatto. Un secco no. Ma il Governo ha tirato dritto dando l'ok a nuove ricerche di gas naturale. Riducendo di molto anche la distanza dalla costa: da 12 a nove chilometri.

Autorità locali sulle barricate

Ora, che ci sia grande preoccupazione è un dato di fatto. Dopo l'anno appena trascorso, con la grande siccità, con il fenomeno del cuneo salino in accelerazione, con la subsidenza, mai del tutto eliminata o frenata, si teme che la situazione possa davvero precipitare. Ecco perché c'è una grande mobilitazione e l'aria che si respira è davvero molto tesa.

C'è la sensazione che il "popolo" del Polesine farà di tutto per far comprendere alle più alte cariche dello Stato la propria posizione. E in questo quadro il ruolo della Regione sarà strategico. Ma non facile. La posizione dello stesso Governatore è sotto la lente.

Lui, secco oppositore, ora sta intavolando una discussione, un tavolo tecnico, con gli esperti, per comprendere quale sarà l'effettivo impatto sull'ambiente dopo l'inizio delle eventuali nuove trivelle. Le autorità locali, "armate" di carta e penna, hanno inviato missive e pec per chiedere confronti. Ma come andrà a finire?

Quello che si chiede formalmente è di intraprendere tutte le iniziative possibili per non compromettere il valore ecologico, ambientale e sociale dell'area. Che si trova in uno stato di grande fragilità. Una fragilità tutelata negli ultimi anni con un grande sforzo da parte di tutti, cittadini e istituzioni.

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