Un cartello minatorio di CasaPound Veneto è comparso nella notte tra giovedì 2 e venerdì 3 aprile 2026 fuori dalla sede della Cgil di Rovigo. Al centro delle minacce c’è Nadia Romeo, deputata rodigina del Partito Democratico.
“Nadia Romeo sei solo una povera comunista di m***a. Guardati le spalle amica dei n***i di m***a” si legge sul cartello, che reca il simbolo di CasaPound e la croce celtica.
La replica di Romeo
L’episodio è stato denunciato per primo da Matteo Favero, Commissario del Pd di Rovigo. A distanza di poche ore è stata diffusa una dichiarazione da parte di Nadia Romeo, diretta interessata dalle minacce:
“Ecco chi sono le persone che abbiamo tenuto fuori dalla Camera dei Deputati, con una manifestazione di dissenso pacifica e non violenta, leggendo gli articoli della nostra Costituzione, dentro le istituzioni. Per questo sono stata punita, insieme ad altri colleghi, con cinque giorni di sospensione dai lavori parlamentari. E lo ribadisco: lo rifarei. Senza esitazioni. A testa alta.
Di pacifico, invece, non c’è nulla nelle minacce e nelle offese comparse contro di me, accompagnate dal simbolo di CasaPound Italia. Non è solo un attacco personale: è odio, intimidazione, violenza verbale che colpisce anche intere comunità con parole razziste e inaccettabili. Colpisce che si sia scelto di punire dei parlamentari per aver difeso la Costituzione, senza spendere una parola altrettanto netta sui metodi e sulle modalità di CasaPound Italia.

Questo silenzio rischia di essere percepito come una copertura, come un via libera implicito a chi usa odio e minacce. Ricordiamoci chi sono e cosa rappresentano queste persone: ideologie che la nostra Repubblica, nata dalla Resistenza, ha già condannato senza ambiguità. Non possiamo permettere che qualcuno si senta protetto mentre semina odio. Perché sappiamo dove porta tutto questo. E proprio per questo, oggi più che mai, non faremo un passo indietro”.
Sospesa per aver ostacolato iniziativa di estrema destra alla Camera
Nelle sue parole, l’onorevole dem che rappresenta il Polesine a Roma fa riferimento alla sospensione di cinque giorni dai lavori parlamentari toccata a lei e ad altri colleghi deputati che, lo scorso 30 gennaio 2026, avevano inscenato una occupazione pacifica della Camera per ostacolare una iniziativa sulla remigazione di gruppi di estrema destra.
Nadia Romeo aveva commentato il provvedimento con queste parole:
“Orgogliosa di avere difeso la Costituzione. Lo rifarei Ieri sera, dall’Ufficio di Presidenza della Camera, mi è stata comunicata la sospensione di cinque giorni dai lavori parlamentari. Pur ritenendo scorretto che a un parlamentare venga impedito di esercitare pienamente il proprio diritto-dovere di rappresentanza, resto profondamente convinta delle scelte compiute.
Vengo dalla terra di Giacomo Matteotti, una terra che conosce il valore della libertà e il prezzo necessario per conquistarla. Per questo, insieme ad altri colleghi, abbiamo scelto di opporci pacificamente alla presenza, negli spazi istituzionali, di CasaPound, Veneto Fronte Skinheads e i Patrioti, che volevano presentare una proposta di legge sulla remigrazione, leggendo ad alta voce gli articoli della Costituzione.
Abbiamo ricordato a chi si definisce ‘orgogliosamente fascista’ o ‘orgogliosamente neonazista’ che questa Repubblica nasce dal sacrificio di donne e uomini che hanno lottato contro quelle ideologie. Una Repubblica che è casa di tutti, ma fondata su valori chiari e non negoziabili. Abbiamo difeso e onorato la Costituzione, che vieta ogni forma di riproposizione del partito fascista. Se difendere la Costituzione significa essere sospesa, allora sì: lo rifarei. Sempre. A testa alta“.
Solidarietà di Stefani
Anche il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto in merito alle minacce e insulti contro l’onorevole Nadia Romeo:
“Anche a nome di tutta l’Amministrazione regionale, esprimo la più ferma condanna per la scritta ingiuriosa e intimidatoria contro l’onorevole Nadia Romeo, deputata del Partito Democratico. A lei, desidero giungano i sensi di piena solidarietà e vicinanza.
L’oltraggio e la minaccia, oltre ad essere intollerabili in una società civile, non possono mai essere considerati una forma di azione politica né, tanto meno, essere minimizzati a bravata o goliardata.
L’offesa e l’intimidazione non hanno nulla a che fare con la contrapposizione politica che vive delle regole della democrazia; sono sempre un gesto di violenza verbale, grave perché colpiscono tutta la comunità e perché possono degenerare. Lo ribadisco con forza, ricordando che nel Veneto non possono trovare spazio”.