Il Polesine si divide sul destino del proprio sottosuolo: sabato scorso, 21 febbraio 2026, mentre oltre trenta sindaci e centinaia di cittadini sfilavano per le vie di Adria per ribadire un “no” categorico alle trivellazioni in Alto Adriatico, il Comune di Rovigo ha scelto il silenzio e non si è presentato al corteo.

Una distanza fisica che è diventata politica quando la sindaca Valeria Cittadin (centro-destra) ha rotto il fronte degli amministratori locali, dichiarandosi aperta a valutare la ripresa delle estrazioni di idrocarburi.
La posizione di Valeria Cittadin
L’amministratrice del capoluogo ha giustificato la sua assenza alla manifestazione definendo il tema come una questione complessa che richiede approfondimenti scientifici piuttosto che rifiuti ideologici.
“Non sono per i no a prescindere”
Ha chiarito la prima cittadina, sottolineando come la tecnologia attuale sia molto più avanzata rispetto a quella del secolo scorso.

Secondo la sindaca,è doveroso perseguire l’autonomia energetica per ridurre i costi a carico delle imprese e contrastare la delocalizzazione delle attività produttive dal territorio.
“Se i nostri sono no a prescindere, poi non lamentiamoci se le imprese scappano o se continuiamo a dipendere da altri Paesi”
Ha ammonito la rappresentante istituzionale, richiamando la necessità di basarsi su dati geologici certi.
Il muro dei trenta sindaci ad Adria
Di parere opposto il fronte guidato da Massimo Barbujani (centro-destra), sindaco di Adria, che ha trascinato in piazza una coalizione trasversale supportata da Italia Nostra e dai comitati locali. La preoccupazione principale resta la subsidenza: il progressivo abbassamento del suolo che minaccia la sicurezza idraulica di un’area già fragile.

Barbujani ha annunciato l’intenzione di portare la protesta direttamente al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, segnalando che sui tavoli ministeriali giacciono oltre trenta concessioni pronte per essere riattivate.
“Siamo molto preoccupati”, ha dichiarato il primo cittadino, evidenziando come il rischio ambientale superi di gran lunga i benefici economici immediati.
Un fronte politico trasversale contro le estrazioni
Nonostante l’apertura della sindaca di Rovigo, molti esponenti della stessa area politica di governo hanno espresso parere contrario. L’assessora regionale Valeria Mantovan ha ribadito che il Polesine “ha già dato” e che esistono evidenze scientifiche sui danni passati, mentre il consigliere leghista Cristiano Corazzari (Lega) ha ricordato che la Regione Veneto si è sempre opposta formalmente a queste attività, definendo i vantaggi ipotetici “infinitamente inferiori” ai danni per il comparto turistico e ambientale.
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Valeria Mantovan
Cristiano Corazzari
Nadia Romeo
Dall’opposizione, la deputata Nadia Romeo (Partito Democratco) ha incalzato la maggioranza affinché sostenga il rifinanziamento della legge sulla subsidenza nel decreto Milleproroghe. Secondo la parlamentare, la risposta del Ministero non esclude nuove attività, rendendo necessaria una mobilitazione costante per far sentire la voce del territorio a Roma.
A chiudere il cerchio delle critiche sono gli esperti e gli amministratori delle zone più basse. Mario Mantovan, sindaco di Porto Viro, ha ricordato che alcune aree si trovano già a quattro metri sotto il livello del mare. Anche in assenza di estrazioni da sessant’anni, il terreno continua a scendere. L’estrazione di gas dai piccoli giacimenti locali, definita da molti amministratori “un’operazione da poco o niente”, rischierebbe di accelerare un disastro ambientale per un ritorno energetico che coprirebbe appena un anno del fabbisogno nazionale.