Una significativa pronuncia del Tribunale di Venezia ha recentemente affrontato il delicato tema dell’ostruzionismo genitoriale, condannando una madre di Rovigo a risarcire l’ex marito con una somma di 50.000 euro. La decisione nasce dalla responsabilità accertata della donna nell’aver compromesso in modo profondo e duraturo il rapporto tra il padre e il figlio minore.
La vicenda, portata alla luce da Polesine24, ha origine da una separazione giudiziale particolarmente complessa, seguita a un matrimonio durato oltre dieci anni. Il procedimento, protrattosi per circa quattro anni, ha visto susseguirsi perizie tecniche e valutazioni specialistiche che hanno restituito ai giudici il quadro di una conflittualità molto accesa, caratterizzata da una costante ostilità nei confronti della figura paterna.
Il progressivo allontanamento del minore e l’intervento del tribunale
Secondo quanto accertato nel corso del giudizio, la donna avrebbe sistematicamente screditato l’ex coniuge agli occhi del figlio, alimentando nel tempo un clima di sfiducia e rifiuto che ha portato il minore ad allontanarsi sempre di più dal padre, fino ad arrivare a un’interruzione totale dei rapporti.
Di fronte a una situazione ritenuta ormai gravemente compromessa, nel luglio 2025 il magistrato ha adottato provvedimenti particolarmente incisivi. Il minore è stato affidato ai servizi sociali per almeno un anno, delegando agli operatori le decisioni fondamentali in materia di istruzione, salute e attività extrascolastiche.
Attualmente il ragazzo frequenta un centro diurno durante il giorno e rientra presso l’abitazione materna solo per la notte, mentre gli incontri con il padre avvengono in modo protetto e sotto la supervisione degli operatori sociali. È stato inoltre avviato un percorso di supporto con la neuropsichiatria infantile per monitorare e sostenere le condizioni psicologiche del minore.
La condanna e la conferma della Cassazione
Il punto più rilevante della sentenza riguarda il profilo risarcitorio. I giudici hanno riconosciuto il danno subìto dal genitore escluso dalla vita del figlio, condannando la donna al pagamento di 50.000 euro. È stata inoltre stabilita una penale di 30 euro per ogni singola violazione delle prescrizioni imposte dal tribunale.
La decisione è stata infine confermata dalla Corte di Cassazione il 7 gennaio 2026, che ha rigettato il ricorso presentato dalla donna e l’ha condannata anche al pagamento delle spese legali del secondo grado di giudizio. L’esborso complessivo, secondo le stime, si avvicina così ai 70.000 euro.
La sentenza ribadisce con forza la centralità del diritto alla bigenitorialità, considerato un interesse primario del minore e un principio fondamentale del diritto di famiglia.