Da non credere

Anche in punto di morte per Covid: "Dottore, che malattia ho per davvero?"

C'è chi proprio non vuole accettare la realtà, perché sono convinti che il coronavirus non esista.

Anche in punto di morte per Covid: "Dottore, che malattia ho per davvero?"
20 Novembre 2020 ore 10:16

“Anche sul letto di morte rifiutano di credere che sia Covid“. Così Jodi Doering, infermiera di pronto soccorso statunitense, ha voluto condividere su Twitter (e successivamente a mezzo stampa) alcuni casi di irremovibile negazionismo sul in punto di morte di alcuni pazienti malati di Covid che hanno rifiutato di credere all’esistenza della malattia che li stava uccidendo. E non sarebbero nemmeno pochi. Ci si chiede come possa essere possibile negare l’evidenza dei fatti. Ha provato a fornire una risposta la biologa, giornalista e autrice di Superquark Barbara Gavallotti.

Negano il Covid anche in punto di morte

L’infermiera Doering ha raccontato alla Cnn alcuni episodi dei quali è stata testimone oculare. “Moltissime persone”, ha chiarito la professionista, credono che il Covid non sia reale; fra loro ha visto pazienti che si sono rifiutati di chiamare i familiari per l’ultimo saluto, in quanto certi che il virus non esistesse. Le loro ultime parole sono: “Non può essere, non è reale”.

Rabbia e autodiagnosi

Si tratta di pazienti difficili da curare, come ha spiegato la donna:

“Ti dicono che ci deve essere un altro motivo per cui sono malati. Ti insultano e ti chiedono perché devi indossare tutta quella ‘roba’ visto che loro non hanno Covid-19 perché non reale” e ancora “Queste persone pensano davvero che tutto questo non accadrà a loro. Smettono di urlarti addosso quando vengono intubati. È come un maledetto film dell’orrore che non finisce mai, senza titoli di coda. Si torna indietro e si riparte ancora e ancora”.

Continuando a rifiutare l’idea di essere malati di Covid-19 si autodiagnosticano altre patologie: influenza, polmonite, cancro, infezioni… va bene tutto. Ma non il Covid.

Succede anche in italia

Casi del genere non accadono solo dall’altra parte dell’oceano: recentemente la dottoressa Roberta Petrino, responsabile del reparto di Medicina e Chirurgia d’accettazione e d’urgenza dell’Asl di Vercelli ha confermato di essersi imbattuta in pazienti positivi al Covid e sofferenti che continuavano a rifiutare la diagnosi. Talmente convinti da essere mal disposti verso l’intervento medico, che era percepito quasi come una costrizione.

Come è possibile?

E’ evidente, considerata la gravità di queste situazioni, che molti negazionisti siano arrivati a un grado di convincimento quasi dogmatico che non consente eccezioni. Anche davanti alla propria vita che scivola via non è ammessa l’accettazione di prove concrete che possano intaccare i propri convincimenti. Talmente certi da rinunciare a dire addio ai familiari, perché “non succederà nulla”. Come è possibile? Si può negare in questo modo così estremo l’evidenza dei fatti? E’ ciò che sta accadendo. A provare a dare una spiegazione scientifica è stata la dottoressa Gavallotti nell’ambito di un suo intervento da Giovanni Floris a Di martedì. Ha approfondito l’argomento – purtroppo di grande attualità – in un’intervista all’Huffington Post anche Roberto Ferri, presidente della Società italiana di Psicologia dell’Emergenza.

Negazionismo e demenza

La dottoressa Gavallotti ha premesso che il negazionista è “quasi sempre in buona fede“. Secondo il neuroscienziato Miller:

“Tutto parte dalla nostra incapacità di distinguere tra informazioni fondate e infondate, così come accade in alcune forme di demenza. Ci sono forme di demenza in cui i sensi comunicano al cervello delle informazioni false. La parte razionale si sforza di darle un senso. Per cui chi è affetto da questa malattia può pensare di avere di fronte il suo peggior nemico quando magari ha di fronte una persona amata”.

negazionisti covid

L’intervento della biologa Gallavotti

Si arriva quindi a negare l’evidenza dei fatti, così come testimonia l’infermiera statunitense. E ancora:

“Secondo Miller, quando ci convinciamo di un’idea falsa, quello che succede è che il nostro cervello riceve delle informazioni infondate, cioè le comunica alla parte del cervello deputata al pensiero razionale e questa le confeziona in modo che siano convincenti. La domanda è: chi instilla nella nostra mente questi pensieri senza senso? Nel caso della demenza sono i sensi che danno delle informazioni errate. Nel caso del negazionismo, tutto parte dalla nostra incapacità di distinguere tra una informazione infondata e un’altra fondata”.

Psicologia del negazionismo

Roberto Ferri ha spiegato che siamo di fronte a comportamenti difensivi figli di una paura quasi primordiale, tenace. Una paura talmente profonda da indurre il paziente a negare l’oggetto del suo timore. Inoltre l’attuale contesto storico si rivela terreno fertile per il negazionismo; lo psicologo ha spiegato che la spersonalizzazione del mondo globalizzato contribuisce al senso di solitudine e alla perdita di senso critico del singolo. Secondo gli esperti non ha aiutato nemmeno la strumentalizzazione politica della pandemia e il non ottimale utilizzo della comunicazione da parte delle autorità che ha fatto in modo che i cittadini non si sentissero partecipi alle regole, ma piuttosto le percepissero come costrizioni dall’alto. Ovviamente a peggiorare sensibilmente il quadro ci si mettono le fake news veicolate dai social. Le persone si sentono spaesate, non sanno più a cosa credere, e finiscono per rifiutare in blocco l’argomento, liquidandolo con “è tutta una bufala”.

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